Sapore alla Vita

...perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te ... - Franco Battiato -

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Disturbi alimentari nello sport

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TESTIMONIANZA: DISTURBI ALIMENTARI NELLO SPORT

Correre, correre, correre… addominali, addominali, addominali… Questo era il mio primo pensiero quando mi svegliavo e durava per tutto il giorno finché non salivo su quel tapis roulant, per poi riniziare la mattina seguente. Era diventata piano piano la mia routine, senza che io me ne accorgessi. L’unica cosa a cui pensavo continuamente erano quel maledetto tapis roulant e i 300 addominali.

A me sembrava una cosa molto normale che facevano tutte le ragazze della mia età per mantenersi in forma… Sì, perché io nascondevo il problema a tutti e in primis a me stessa dicendo che facevo tutto questo solo per mantenermi in forma! Ma c’è bisogno anche il giorno di Natale o di Pasqua, o con una caldo afoso che ti stende a terra o non avendo mangiato nulla, di “mantenersi in forma”?!?!

Non si trattava più di tenermi in forma come mi ero raccontata, ma c’era ben altro dietro. Era stato solo un modo per non sentire le emozioni dentro di me, per non sentire tutto quel dolore che provavo, che non avevo mai voluto affrontare e che ogni volta cercavo solo di nascondere, pensando che fosse meglio. E così ho iniziato a pensare continuamente allo sport, al cibo e al corpo in modo da non pensare ad altro. Anche Educazione Fisica a scuola la vivevo come un momento che serviva per dimagrire, senza pensare a divertirmi con i miei compagni di classe.

Ma perché allora volevo correre?! Perché volevo e (ancora adesso ogni tanto vorrei) dimagrire, se non è per tenermi in forma?! Questo è quello che ho iniziato a chiedermi da quando sono entrata al centro e ho iniziato piano piano ad aprire gli occhi e a guardarmi dentro. Io volevo continuamente fare sport e dimagrire sempre più fino a far sparire il mio corpo per il “semplice” fatto che volevo far sparire il dolore mai affrontato negli anni passati. Ci ho messo un po’ ad abbandonare questa iperattività durata due anni. Ho diminuito lentamente, fino a chiudere quell’aggeggio elettrico, ma non riuscivo ad abbandonare ancora gli addominali.

Ma alla fine ce l’ho fatta e ho voluto rompere del tutto i miei schemi. Ho iniziato il mio percorso e ho compreso che nel mio correre c’era un vero e proprio fuggire.

Ci vivevo su quell’aggeggio! Correvo, correvo… ma per andare dove?! Per scappare da cosa…?! Ovunque potessi andare il mio male veniva con me. Ho provato a metterlo a tacere in vari modi, anche e, soprattutto, tacendo io stessa: non dandomi il permesso di PARLARE, sto capendo che ho una voce, che non ho mai utilizzato.

Ho potuto notare che in questo modo ho iniziato a fare SERIAMENTE un lavoro su di me, perché ho deciso di SENTIRE quello che ho dentro, ad affrontarlo, senza anestetizzarlo con lo sport e a dirlo!

BULIMIA NELLO SPORT

Non è raro che il paziente bulimico sia uno sportivo, perché nell’attività agonistica la necessità di tenere controllato il proprio peso può portare a comportamenti di compensazione. La bulimia però non c’entra direttamente con lo sport, bensì con la fragilità individuale: sono più a rischio persone con un temperamento perfezionistico, molto severe con se stesse qualora non raggiungano prestazioni eccellenti. «Una sollecitazione aggiuntiva, come stare in squadra piuttosto che avere il peso giusto o anche un commento negativo dell’allenatore, può far partire il disturbo alimentare. Si tratta di persone che tollerano molto male le frustrazioni, il disturbo alimentare è un modo per sopportare meglio la sensazione di fallimento esistenziale che queste persone si trovano a vivere di fronte a un calo delle proprie prestazioni, il che può avvenire nello sport, come nello studio, nella danza, nella musica. Nello sport c’è però un elemento aggiuntivo, ovvero che l’allenamento fisico può diventare compulsivo: più mi alleno più sento che mi devo allenare per tenere sotto controllo il peso»

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